Da un file Excel, CSV o TXT a un PDF di codici pronti da stampare.
Capita di avere un elenco di codici in un foglio di calcolo — numeri di ticket, codici articolo, matricole, riferimenti di spedizione — e di doverli avere su carta per passarli con un lettore. Generarli uno per uno non è praticabile oltre la decina.
La voce Da file prende il foglio, ti fa scegliere quale colonna contiene i codici e produce un unico PDF con tutti i codici della colonna, ciascuno con il proprio numero stampato sotto.
Excel (.xlsx, .xls) — se il file ha più fogli puoi scegliere quale usare.
CSV — il formato di scambio più comune, esportabile da qualunque gestionale.
TXT — un codice per riga, niente altro. Non viene chiesto nulla: i codici sono le righe del file.
Il foglio. Se il file ne contiene più di uno, scegli quello giusto: il numero di righe accanto al nome aiuta a riconoscerlo.
La riga delle intestazioni. Molti file esportati non hanno i nomi delle colonne sulla prima riga: sopra c'è una riga di testata con il periodo o il nome del report. Inquadra prova a individuare da sola la riga giusta, e comunque puoi cambiarla.
La colonna. L'elenco mostra il nome di ogni colonna con un esempio del suo contenuto, così scegli guardando i dati e non solo l'intestazione. Se un'intestazione contiene parole come "barcode", "codice" o "ticket", viene proposta automaticamente.
Prima di generare vedi quanti codici sono stati trovati e i primi della lista: è il momento per accorgersi di aver preso la colonna sbagliata.
Il foglio viene letto dentro il browser, sul tuo dispositivo. Al server arriva soltanto l'elenco dei codici della colonna che hai scelto, il minimo necessario per disegnare le immagini. Tutte le altre colonne — nomi, importi, date — non vengono mai trasmesse.
Formato A4, codici alti un centimetro disposti in griglia, ciascuno con il proprio contenuto stampato sotto in chiaro. Il numero sotto serve a due cose: ricopiarlo a mano quando la lettura ottica fallisce, e verificare a colpo d'occhio di avere il codice giusto.
I codici non validi per il tipo scelto vengono scartati e i doppioni rimossi. Al termine viene indicato quanti codici sono finiti nel PDF e quanti sono stati esclusi: se il numero degli scartati è alto, quasi sempre la colonna scelta non era quella dei codici.
Sono disponibili i tre tipi lineari: Code 128, Code 39 ed EAN-13. I codici bidimensionali non sono proposti perché una pagina di QR da passare con un lettore non ha senso pratico.
Nel dubbio usa Code 128. Scegli EAN-13 solo se i tuoi sono davvero codici prodotto a 12 o 13 cifre, e Code 39 solo se te lo impone un sistema esistente.
Un PDF può contenere fino a mille codici. Oltre, conviene dividere il file in più parti: sia per i tempi di generazione, sia perché una pila di venti pagine è già scomoda da gestire.
Il testo di ogni codice può arrivare a 256 caratteri, ampiamente sufficiente per qualunque codice identificativo.